Quante tasse paga davvero una Partita IVA? (guida semplice con esempi)
Aprire partita IVA è uno di quei momenti che segnano davvero l’inizio di un percorso.
Che tu voglia lavorare come freelance, avviare un progetto tuo o iniziare a fatturare in modo strutturato, prima o poi ti trovi davanti alla stessa domanda:
“Ma alla fine, quante tasse dovrò pagare?”
Ed è una domanda più che legittima.
Il problema è che spesso le risposte che si trovano online sono confuse, incomplete o troppo tecniche.
C’è chi parla solo del 5%, chi ti spaventa con percentuali altissime… e chi non considera aspetti fondamentali come i contributi INPS.
📘 La verità è che non esiste una risposta unica.
Ma esiste un modo semplice per capire davvero quanto pagherai, evitando brutte sorprese.
In questo articolo ti spiego in modo chiaro:
- da cosa dipendono le tasse
- quanto si paga davvero (con esempi concreti)
- e soprattutto, cosa incide davvero sul tuo guadagno finale
Perché alla fine, la domanda giusta non è:
“quanto pago di tasse?”
ma:
“quanto mi resta davvero in tasca?”.
Da cosa dipendono le tasse di una partita IVA?
Le tasse non sono uguali per tutti.
Dipendono principalmente da:
- Regime fiscale (forfettario o ordinario)
- Tipo di attività
- Reddito prodotto
- Contributi INPS
🤔 Non conoscere questi elementi significa navigare alla cieca.

Come funziona:
- Tassa del 5% (per i primi 5 anni) o 15%
- Calcolo su una percentuale del fatturato
- Niente IVA
- Contabilità più semplice, snella e meno costosa
Attenzione però
Non paghi solo le imposte.
Devi aggiungere:
- Contributi INPS (circa 26%)
- Cassa previdenza privata (per gli ordini professionali)
Questo cambia completamente il risultato finale
“Nel forfettario non scarichi i costi”: falso

Una delle frasi che si sente più spesso è: “Nel regime forfettario non puoi scaricare i costi”
Ed è solo parzialmente vera… ma detta così è fuorviante.
Nel regime forfettario, infatti, i costi non vengono considerati uno per uno come avviene nel regime ordinario.
⚠️ Ma questo non significa che non esistano.
Semplicemente, lo Stato applica una percentuale forfettaria di costi, chiamata coefficiente di redditività, che varia in base alla tua attività.
Esempio semplice
Se fatturi 30.000 € e il tuo coefficiente è del 78%:
lo Stato considera automaticamente che il 22% siano costi
Quindi:
- Reddito tassabile = 23.400 €
- Non devi dimostrare nessuna spesa
E nel regime ordinario?
Qui la situazione cambia.
- Paghi IRPEF a scaglioni o IRES (nelle srl)
- Paghi IVA
- Paghi INPS
- Contabilità più complessa e costosa con più adempimenti
Ma puoi dedurre i costi.
Quindi se hai molti costi, può convenire più del forfettario.
Esempio semplice
Fatturato annuo: 40.000 €
Costi reali:
- Affitto: 6.000 €
- Attrezzature: 4.000 €
- Software e servizi: 2.000 €
- Spese varie: 3.000 €
💰 Totale costi: 15.000 €
Calcolo
- Reddito tassabile: 40.000 – 15.000 = 25.000 €
Su questi 25.000 € pagherai:
- IRPEF (a scaglioni)
- INPS
Qual è il regime giusto?
Dipende da te
Arrivati a questo punto, una cosa dovrebbe essere chiara:
⚖️ non esiste un regime fiscale migliore in assoluto.
Esiste quello più adatto alla tua situazione.
Il regime forfettario può essere perfetto per chi inizia e ha pochi costi.
Il regime ordinario, invece, può diventare più conveniente quando l’attività cresce e le spese aumentano.
📊 La differenza non sta nella teoria, ma nei numeri reali della tua attività.
Scegliere il regime sbagliato significa pagare più tasse del necessario.
Ed è proprio qui che molti sbagliano:
decidono in modo superficiale, senza analizzare davvero la propria situazione.
👉 Ogni attività è diversa
👉 ogni caso ha le sue variabili
👉 ogni scelta ha conseguenze concrete
La fiscalità non si improvvisa.
Si pianifica.
Affidarsi a un professionista significa:
✔ avere una visione chiara fin dall’inizio
✔ evitare errori costosi
✔ costruire una struttura fiscale efficiente
🧠 Non è un costo, ma un investimento.

